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Itinerario della Polveriera dell'Inferno

Meccanismo in funzione tramite energia idrica
Sulle terre dell'antico feudo di Chitignano si è sviluppata, a partire dall'Ottocento; una singolare attività economica che ha interessato gran parte della popolazione: la produzione di polveri piriche in vari stabilimenti situati lungo il torrente Rassina e affluenti.
Una sapiente miscela di carbone, salnitro e zolfo, opportunamente combinati, produceva la polvere da sparo o da mina che veniva venduta localmente negli spacci autorizzati o commerciata clandestinamente e contrabbandata in Casentino, Valtiberina, Romagna, Valdichiana Senese, Maremmano, Pistoiese, Fiorentino, Lucchesia e Livornese, Perugino e Pesarese.
Accanto ai polverifici maggiori autorizzati secondo i regolamenti di Pubblica Sicurezza, (quelli dei Prati e dei Ciofi: quest'ultimo era il più grande stabilimento per la produzione della polvere nera di tutta la zona e occupava circa sessanta dipendenti), si sviluppava la produzione clandestina di polveri che venivano lavorate in vari "pilli" (rudimentali mortai scavati nella pietra) disseminati nei boschi, lungo corsi d'acqua secondari, in luoghi spesso inaccessibili, per essere poi vendute nel mercato del contrabbando.
L'itinerario della Polveriera dell'Inferno porta ad uno dei "pilli" più grandi e tuttora ben conservati, situato lungo il torrente denominato Rio, a monte della sorgente di acquaVerna, in uno scorcio paesaggistico molto suggestivo.
Della polveriera dell'Inferno non si hanno documenti, se non testimonianze orali, relativi alla costruzione che dovrebbe risalire intorno alla metà dell'Ottocento, ed a differenza degli altri "pilli", nei quali l'operazione di pestaggio dei componenti la polvere da sparo era eseguita a mano, questa era dotata di un maglio "Mazzapicchio" azionato ad acqua che assolveva a tale compito.
Nel "pillo" si iniziava il processo di lavorazione frantumando i componenti che poi venivano miscelati; l'operazione impegnava almeno due persone ed era molto rischiosa perché si potevano verificare esplosioni del materiale.
La polvere doveva poi essere fatta essiccare (processo che si svolgeva al sole) prima di prendere le vie del com
mercio clandestino. Dopo la seconda guerra mondiale, quando il più grande stabilimento di polveri da sparo di Chitignano, quello dei Prati, cessò le lavorazioni, alcuni dipendenti, esperti nella lavorazione delle polveri, si dedicarono alla produzione clandestina nei "pilli" disseminati nei boschi, attività che cessò del tutto nel corso degli anni '50.

Museo del Contrabbando e della Polvere da Sparo

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