Il Pillo

La produzione di polveri esplodenti nel territorio del comune di Chitignano ha costituito un'attività per lungo tempo dominante; ha tradizioni antiche, legate probabilmente alla presenza del feudo e quindi alla possibilità di sfuggire alla legislazione ordinaria e di costituire una sorta di "enclave" economica-commerciale, dedita al contrabbando e agli scambi di merci proibite con i territori circostanti.
La lavorazione manuale della polvere pirica avveniva manualmente, ed in qualche caso con lo sfruttamento della forza idraulica, in appositi mortai di pietra, che a Chitignano erano detti "pilli" (da pilla, pila), spesso nascosti nei boschi e lungo i corsi d'acqua, nei quali si trituravano e si mescolavano i tre elementi per la produzione delle polveri: carbone, salnitro e zolfo.
Lungo il torrente Rassina e lungo il Rio si sono nel tempo sviluppate queste attività basate sulla disponibilità locale di legname tenero adatto per il carbone necessario alla preparazione della polvere. I luoghi erano molto isolati, nascosti, adatti ad una attività che doveva sfuggire al controllo delle autorità: il Repetti descrive questa zona
del territorio comunale, presentandola come un paesaggio impervio "a traverso di un bosco di guerci e castagni (...) nel profondo letto di un borro chiamato Rio (...) fiancheggiato e racchiuso quasi per ogni sua parte da colline".
Il carbone era prodotto localmente dagli abitanti: e risultava particolarmente adatto per la produzione delle polveri quello ricavato dal legname del nocciolo, o del vetrice; mentre lo zolfo era importato dalla Romagna, il nitro veniva acquistato sul mercato o raccolto pazientemente nei fondi o negli anfratti umidi delle case o delle caverne lungo il Rio.
Il controllo della Prefettura e del Genio Civile sui polverifici ci consente di conoscere la loro consistenza e le vicende delle loro trasformazioni fino alla seconda guerra mondiale, quando l'attività cessa per la distruzione da parte dei tedeschi in ritirata dei due stabilimenti. Invece non sappiamo quasi nulla - se non quello che ricordano gli anziani testimoni - circa l'attività di produzione clandestina delle polveri esplodenti esercitata da numerosi abitanti del luogo, in zone irraggiungibili del territorio comunale, dove ancora oggi si conservano decine di "pilli" scavati in grossi massi di pietra e rimasti nei boschi, in anfratti e asperità spesso dimenticati dagli stessi abitanti.

Polverifici industriali: I Prati e I Ciofi

 

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