Polvere da sparo

polvere da sparoImpiegata nell'uso bellico, nei fuochi pirotecnici, ma soprattutto nella caccia e nella preparazione delle mine per i lavori di cave e miniere, la polvere da sparo (o polvere pirica, o polvere nera) fu inventata dai cinesi, intorno al IX secolo, come risultato di una miscela di salnitro, zolfo e carbone di legna.
In Occidente fa la sua comparsa nel Trecento, fino ad allora si conosceva il cosiddetto fuoco greco, una mistura di zolfo e altri componenti, capace di ardere anche in acqua ed usato soprattutto negli scontri navali.
Dal Quattrocento la polvere da sparo comincia ad essere impiegata per uso bellico, con la comparsa delle "armi da fuoco" costituite da cannoni rudimentali trasportati su carri o a dorso di animali: d'ora in poi ha scritto lo storico E Braudel "l'artiglieria ha la parte decisiva (...). Questa nuova importanza è collegata all'invenzione della polvere in grani, verso il 1420, che provoca una combustione istantanea e sicura, come non avveniva nelle antiche misture, dove la materia compatta non consentiva all'aria di penetrare facilmente". Per secoli, la disponibilità della polvere da sparo negli usi bellici ha svolto un ruolo determinante.
Le "bocche da fuoco" che sparano palle di ferro o proiettili prendono varie dimensioni, dalla bombarde ai cannoni, agli archibugi, alle colubrine, ai moschetti, ai fucili. L'avvento dell'artiglieria segna il declino della cavalleria negli eserciti, e nelle fortificazioni le mura cittadine perdono di importanza crollando di fronte alle cannonate come sipari di un teatro. La produzione di polvere diventa affare che interessa tutti gli stati, che la costudiscono in appositi arsenali, ma il procedimento è molto pericoloso e deve essere condotto ai di fuori dei centri abitati, nelle montagne e in luoghi ricchi di legname e di acque.
Il procedimento di produzione della polvere varia nel tempo, ma resta immutato negli elementi costitutivi che sono: il salnitro, lo zolfo e il carbone. Il miscuglio dei tre elementi è dosato secondo l'uso a cui le polveri sono destinate; mediamente si calcola un 75% di salnitro, un 10% di zolfo ed un i 15% di carbone.
Nella produzione manuale i tre elementi vengono triturati separatamente su appositi mortai, poi mescolati ed infine ridotti in grani di varie dimensioni.
Con la fabbricazione industriale il procedimento di affinazione dei componenti è basato sul ricorso alle "botti binarie", recipienti cilindrici che ruotando triturano e miscelano i componenti due a due; il salnitro con il carbone, e lo zolfo con il carbone. Poi le due soluzioni vengono messe nelle "botti ternarie", che con la loro rotazione miscelano uniformemente i tre elementi, riducendoli in una massa molto densa, che viene poi compressa, ridotta in grani ed infine lisciata per poi essere essiccata.

Una storia di contrabbandieri






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